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Dalle
precedenti dichiarazioni di Sciopero 2000 LA MAGGIOR PARTE DEL LAVORO CHE LE DONNE
FANNO non è SALARIATO, NON è RICONOSCIUTO E NON è VALUTATO vogliamo un millennio che attribuisca
valore al lavoro di tutte le donne e alla vita di tutte le donne paesi (24 ottobre 1985-1994), alla Svizzera nel 1991 al Messico nel 1999... Queste azioni hanno vinto un maggior riconoscimento per tutto il lavoro che le donne fanno, salariato e non salariato, e un maggiore potere contrat-tuale per le nostre rivendicazioni – dalla paga uguale per lavoro di valore uguale ai sussidi per l’assistenza alla sorveglianza dei bambini. NON SCIOPERIAMO PERCHẾ UN PO’ DI
DONNE SI ARRAMPICHINO SU PER LA GERARCHIA DOBBIAMO CAMBIARE LE PRIORITẦ DEL
MONDO 2001 Le rivendicazioni dello Sciopero mirano a fornire una base per aiutarvi ad esprimere le esigenze che sorgono dalla vostra situazione particolare. Parlando alle esigenze delle donne su scala globale, queste rivendicazioni uniscono tutte le donne che partecipano allo Sciopero, e trasmettono il potere dell’azione internazionale a ogni azione locale. Dunque, qualunque rivendicazione decidiate di privilegiare o aggiungere, speriamo che elencherete TUTTE le rivendicazioni. Il volantino per lo sciopero del 2000 è stato tradotto in 25 lingue -- un risultato fantastico, reso possibile dall’aiuto che ci è arrivato da tutto il mondo. Abbiamo urgente necessità di traduzioni per il nuovo volantino. Se potete darci una mano, contattateci al nostro indirizzo di Londra. Diffondere le informazioni nelle aree rurali è particolarmente difficile. Ma se le donne che abitano nei paesi e nelle città di provincia mandano le informazioni sulle loro attività, le donne che vivono nelle città (anche di altri paesi) possono farle circolare per mezzo della posta elettronica o via fax. In questo modo quelle di noi che abitano nelle città possono aiutare quelle di noi che abitano nei villaggi, che hanno poche o nessuna risorsa o possibilità di accedere ai mezzi di comunicazione di massa. 2002 Noi, donne di tutto il mondo, siamo quelle che si prendono cura di tutti, che portano nuova vita, che proteggono e si prendono cura non solo degli esseri umani ma anche della vita del nostro pianeta. Per questo noi siamo sempre state le attiviste invisibili che hanno dato vita ai movimenti contro la guerra e l’ingiustizia. Lo sciopero globale delle donne, un movimento di base contro la globalizzazione dell’assassinio e dello sfruttamento di massa, è un’estensione del lavoro di cura che facciamo. Da quando è incominciata la "nuova guerra dell’America", in alcuni paesi abbiamo manifestato ogni settimana. Facciamo il lavoro di cura, e come tali,abbiamo indicato al movimento la direzione che può fermare il genocidio: rivendichiamo la fine dell’oscenità delle spese militari. Queste enormi risorse devono essere impiegate per la cura, per l’alimentazione, per la salute, per imparare ed educare. Questa è la strada per por fine alla guerra e alla glorificazione della forza militare machista e noncurante della vita, che anche alcune donne oggi seguono come una strada verso l’"uguaglianza". Il fatto che solo metà della razza umana è educata al lavoro di cura, e l’altra metà a credere di avere "cose più importanti da fare" è un assoluto disastro. Invece tutti noi, donne e uomini, dobbiamo rendere centrale il lavoro di cura. C’è qualcuno che possa negare che la produzione materiale dovrebbe essere messa al servizio della cura dell’umanità, e non della morte e del profitto? Eppure ogni anno più di 800 milioni di dollari sono spesi per gli armamenti, e sempre più risorse sono impegnate nei bombardamenti di paesi come l’Afghanistan, dove la gente muore di fame, e nella repressione di chiunque osi opporsi. Il movimento contro la globalizzazione e contro la guerra, al quale le donne contribuiscono con tanto lavoro ed energia, sta appena incominciando a riconoscere che la prospettiva per vincere è: INVESTIRE NELLA CURA DELLA VITA, NON NELLA MORTE. Per questo la principale rivendicazione
dello Sciopero Globale delle Donne è: Lo sciopero è l’arma più potente a disposizione dei lavoratori e le donne, che fanno i due terzi del lavoro del mondo, sono quelle che lavorano di più. Quando noi ci fermiamo, si ferma tutto. Come potete leggere sul nostro sito internet (o nella relazione che spediamo per posta a quelle che non hanno accesso a internet) donne e ragazze di sessanta paesi hanno fatto dei primi due Scioperi un enorme successo, prendendosi almeno un po’ di tempo libero dal proprio lavoro, salariato e non salariato. Per manifestare e festeggiare insieme con le donne di tutto il mondo, in Uganda le donne hanno camminato per tre giorni senza mangiare. In India 5.000 donne hanno marciato dal proprio villaggio fino alla capitale del loro stato. Nella capitale del Perù, le lavoratrici domestiche hanno unito i movimenti di base e i sindacati rurali e dell’industria, mentre le donne indigene si sono riunite sulle Ande. Le casalinghe argentine hanno formato una coalizione di organizzazioni di donne e organizzato una manifestazione. In Spagna migliaia di donne hanno manifestato nella piazza principale di Barcellona, mentre uno dei sindacati nazionali ha indetto due ore di sciopero. In Guyana donne di origine africana, amerindia ed indiana hanno organizzato una veglia contro gli assassinii di donne e bambini. In Irlanda le donne hanno organizzato un picchetto davanti all’ufficio delle tasse per rivendicare i soldi dovuti alle donne. In Inghilterra le donne hanno marciato fino al Parlamento. Alcune donne americane hanno lanciato la petizione internazionale "Paga uguale per lavoro di valore uguale" ed altre hanno marciato con il gruppo "Giustizia per le addette alle pulizie"... 2003 Più noi donne ci uniamo per spezzare le divisioni di razza, etnia, nazione, religione, lingua - che ci dividono per impoverirci - più le esigenze delle donne di base diventano visibili e più si presta orecchio alle nostre rivendicazioni contro le guerre e il commercio delle armi che danno fondo alle nostre risorse. Più della metà della spesa militare è opera degli Stati Uniti. È questo potere militare che impone la loro supremazia economica e impone il petrolio - il principale fattore inquinante - come la principale fonte di energia. Con i suoi alleati europei e israeliani, gli Stati Uniti promuovono e vendono armi ai governi in tutto il mondo perché si facciano la guerra tra di loro e difendano il loro potere contro di noi. Questo è il modo in cui il 75% del bilancio di Uganda e Pakistan, per esempio, viene divorato dalla spesa militare. Negli ultimi mesi, la rivendicazione fondamentale dello Sciopero, la restituzione dei bilanci militari, ha trovato eco tra ogni tipo di persone nel Terzo Mondo e nei paesi industriali. La gente è d'accordo che anche semplicemente la minaccia di guerra rappresenta un attacco a tutta la vita di questo pianeta: dalle madri che rivendicano l'accesso ad acqua pulita, cibo e welfare, ai veterani delle guerre, tra milioni di altre/i che hanno un disperato bisogno di cure sanitarie, ai lavoratori salariati licenziati senza mezzi per sopravvivere o che lottano contro la bassa paga e gli orari pesanti, alle persone con disabilità e i pensionati privati di un reddito dignitoso, ai bambini cui viene negata l'istruzione di base, agli studenti cui vengono negate le borse di studio, ai senza casa. Tutti puntano il dito sui 900 miliardi di dollari e più spesi in armi di distruzione di massa ed esigono di sapere: PERCHÈ GLI ESERCITI DEVONO ESSERE LA PRIORITÀ PER CUI TUTTE/I NOI DOBBIAMO RINUNCIARE ALL'ESSENZIALE? È una protesta nuova ed olistica, non solo contro la guerra ma contro lo spreco della nostra ricchezza e risorse collettive a favore della guerra. La priorità globale sui cui tutte/i sono d'accordo è la rivendicazione del bilancio militare. A questo scopo la gente inventa nuovi modi di organizzarsi, basati sulla responsabilità che ogni settore deve avere nei confronti degli altri settori, e rifiutando le ambizioni politiche e i partiti la cui priorità è il proprio potere. Anche se gli uomini possono essere più in evidenza, le donne sono sempre la spina dorsale dell'attivismo contro la guerra. La nostra rete di lotte è oggi più forte e si estende sempre più, collegandoci con quello che le donne stanno facendo succedere in tutto il mondo. In Nigeria donne di diverse affiliazioni tribali si sono unite ed hanno occupato gli uffici della Shell Petroli, che aveva sfruttato, corrotto, inquinato, ucciso e mutilato per il profitto. Hanno rivendicato parte di questi enormi profitti per l'alimentazione, scuole, servizi sanitari - per il lavoro di cura. Queste lotte per la sopravvivenza e il cambiamento sono punti di riferimento per tutte noi, perché ci fanno vedere il nostro dolore nell'esperienza di altre, ma anche perché ci fanno vedere il nostro potere nelle vittorie di altre. Queste lotte per la sopravvivenza e il cambiamento sono punti di riferimento per tutte noi, perché ci fanno vedere il nostro dolore nell'esperienza di altre, ma anche perché ci fanno vedere il nostro potere nelle vittorie di altre. Per raggiungere l'indipendenza, abbiamo dovuto spesso "dar prova di noi": sopprimere le nostre esigenze, adottare valori macisti, lavorare più duramente degli uomini, nascondere il nostro lavoro di cura non salariato, passare meno tempo con i nostri figli e le nostre famiglie, e perfino guardare alle nostre madri dall'alto in basso (mentre "le professioniste" guardavano noi dall'alto in basso). Con lo Sciopero Globale delle Donne, noi portiamo la priorità delle donne, "Investire nella cura della vita non nella morte", in ogni iniziativa per il cambiamento. Scioperare per rivendicare il bilancio militare mondiale per il lavoro di cura è una strategia che poteva venire solo dalle donne, che si prendono cura degli altri, ma che, come il lavoro di cura stesso, è fondamentale per la sopravvivenza di tutte/i: in questo modo la ricchezza sociale è investita nella vita, non nella morte; così la vita e la sua cura divengono ancora una volta la priorità della società, e il lavoro delle donne per proteggere la vita può venire finalmente riconosciuto come il lavoro fondamentale della società, da spartirsi tra tutte/i. Così possiamo fermare il petrolio per la guerra e la guerra per il petrolio, che significano guerra quotidiana contro tutte/i noi. 2004 Lo Sciopero fu il risultato di una lunga storia di lavoro di base, incominciata nel 1952 con un opuscoletto intitolato A Woman’s Place (Il posto della donna), e che continuò nel 1972 con il classico Power of Women and the Subversion of the Community (entrambi pubblicati in italiano in un unico libro dal titolo Potere femminile e sovversione sociale) e Sex, Race and Class nel 1973. Tutti e tre i testi chiarivano che il lavoro che le donne fanno per un salario è un secondo lavoro, che il lavoro che facciamo senza salario in casa e nella comunità, producendo tutti i lavoratori del mondo, e la nostra lotta per cambiare il mondo, erano invisibili ma cruciali. Da allora abbiamo organizzato una campagna per ottenere il RICONOSCIMENTO e il SALARIO per tutto il lavoro non salariato che le donne fanno, oltre alla PAGA UGUALE PER LAVORO DI UGUALE VALORE – che rappresentano DUE LEVE UNITE contro la povertà, lo sfruttamento e la discriminazione di ogni tipo subita dalle donne. Secondo l’ONU, le donne fanno 2/3 del lavoro del mondo: allattare, tirar su i bambini, badare ai malati, ai vecchi o ai disabili, coltivare, preparare e cucinare il cibo per nutrire famiglie, comunità e continenti (80% del cibo consumato in Africa viene coltivato dalle donne), lavorare come volontarie e nell’economia nascosta come donne delle pulizie, sarte, venditrici ambulanti, lavoratrici del sesso, oltre a lavorare nell’economia ufficiale. Qui di nuovo il lavoro delle donne è spesso il lavoro di badare alla gente, in ospedali e scuole, come lavoratrici domestiche, maestre d’asilo, assistenti personali . . . o in fabbrichette – posti dove anche gli uomini che fanno un lavoro paragonabile vengono pagati poco. Ma le donne vengono pagate ancora meno e spesso subiscono attacchi sessuali o razzisti. A Beijing nel 1995 la Rete Internazionale Le Donne Contano, coordinata da noi, appoggiata da più di 1.500 organizzazioni, vinse un’importantissima decisione da parte dell’ONU. I conti nazionali dovevano comprendere quanta della nostra vita noi donne passiamo a fare lavoro non salariato e quanto valore questo lavoro crea. Trinidad & Tobago e la Spagna ne hanno fatto una legge; altri paesi conducono indagini sull'uso del tempo quotidiano e tengono sempre più conto del lavoro non salariato nelle sentenze dei tribunali e nelle politiche dei governi. In Venezuela, lavoriamo con le donne che stanno costruendo un’economia che ha cura della gente e che hanno vinto l’Articolo 88 della Costituzione, che riconosce il lavoro domestico come attività economica che crea valore aggiunto e produce benessere sociale e ricchezza, e che dà alle casalinghe il diritto alla pensione. Lo Sciopero ha diffuso le notizie di queste vittorie così importanti, appoggiando il processo rivoluzionario in Venezuela, in cui le donne di base hanno la partecipazione più attiva. Esigiamo inoltre il riconoscimento del contributo degli uomini che appoggiano attivamente la nostra lotta, perché riconoscono che INVESTIRE NELLA CURA DELLA VITA NON NELLA MORTE è la priorità per tutte le donne e gli uomini che lavorano e per tutta l’umanità. Non solo gli uomini devono alle donne la loro sopravvivenza quotidiana – dall’allattamento ai pasti caldi, ai vestiti puliti al sostegno emotivo – ma dipendono anche dalle priorità che le donne attribuiscono alla sopravvivenza nella loro opposizione ai valori del Mercato, che ora minacciano la sopravvivenza del mondo. Il sito web di Payday, una rete di uomini, www.refusingtokill.net, è un importante contributo al movimento contro la guerra, e al riconoscimento di tutti quelli che rischiano vita e libertà in difesa della vita e della libertà di ognuno. Ci viene spesso detto che per vincere dobbiamo unirci, ma non sentiamo parlar molto di come lo dobbiamo fare (a parte quando lo fanno i partiti politici che vogliono guidarci). Usiamo lo Sciopero come un quadro di riferimento per l’unità – tra settori di donne, tra donne e uomini, dentro e tra paesi – perché si basa sull’accettazione e sul contributo di ogni settore alla lotta indipendente di ogni altro. Lo Sciopero non è né partitico né separatista. È ambizioso per il movimento per il cambiamento, ma si oppone all’ambizione personale che attacca la responsabilità di tutte/i nei confronti di tutte/i. Sito web: www.globalwomenstrike.net |