Perché le rivendicazioni delle donne sono state tolte dal Manifesto per la Giornata Europea dell’Azione per i diritti degli immigrati e dei richiedenti di asilo?

Scriviamo dall’All African Women’s Group (Gruppo di Tutte le Donne Africane). Siamo molto amareggiate dal fatto che la rivendicazione di immediate risorse per donne e bambini sia stata esclusa dal Manifesto: è sbagliato. Le donne sono la vita: senza donne non c’è vita. Se non ci sono le donne, i bambini non sopravvivono, non c’è una futura generazione. Se vengono violati i diritti delle donne, lo sono anche i diritti degli uomini.

Per nove mesi portiamo in grembo tutti, e poi per sempre ci prendiamo cura e diamo da mangiare a tutti, ma il nostro lavoro e la nostra lotta vengono omessi, e questo non è corretto. Le donne sono le persone che lavorano di più e quelle che, la maggior parte delle volte, prestano assistenza e contribuiscono alla sopravvivenza. Ogni giorno procuriamo da mangiare, assistenza sanitaria e istruzione per i nostri figli, lavorando nel campo, dappertutto le donne lavorano senza riposo. In Africa e in altri Paesi alcune di noi sono anche militanti nelle lotte di liberazione, andiamo in guerra, veniamo ferite e uccise, e lo sono anche i nostri figli.

In Eritrea alcune di noi erano impegnate in politica ed ecco perché siamo dovute fuggire. Combattevamo per i nostri diritti, per non rimanere bloccate a casa senza niente, subendo violenze ogni giorno o essendo umiliate e sentendoci dire che non valevamo niente e che non avevamo bisogno di niente. Alcune di noi sono state imprigionate per anni per la nostra attività politica. Qui, alle udienze per le nostre richieste di asilo, quando parliamo di ciò che abbiamo patito, nella maggior parte dei casi nessuno ascolta, nessuno parla per noi, o ci porta rispetto, e ci mostrano facce dure. In uno dei nostri casi, il Pubblico Ministero ha alzato la mano della nostra compagna, dicendo: “Questa vi sembra forse la mano di qualcuno che è stato in prigione?”.

Molte donne sono state violentate da soldati o obbligate a vendere i nostri corpi in cambio di offerte di libertà. Lo stupro, la violenza e la tortura in prigione e la mancanza di rispetto e il rifiuto di aiutarci quando fuggiamo sono esempi del sessismo che le donne patiscono e il motivo per cui siamo così arrabbiate.

Ecco perché diciamo che i diritti delle donne devono essere dappertutto. Il rispetto per le donne deve venire prima di tutto, perché in qualsiasi parte del mondo facciamo la maggior parte del lavoro, in casa, fuori e in politica – le donne sono dappertutto. Le donne aiutano sempre gli uomini, ma spesso gli uomini non lo riconoscono. E gli uomini sono molto più forti grazie all’aiuto delle donne, ma spesso non riconoscono neanche questo. Questo è sessismo.

Noi donne non siamo animali, non siamo materiale in eccesso da mettere da parte o da rimuovere; abbiamo bisogno di cibo, alloggio, medicine e dottori, di ogni cosa nella vita, così come tutti. Queste sono rivendicazioni politiche, e ciò di cui tutti abbiamo bisogno, perché se le donne sono al sicuro, tutto il mondo lo è. La politica non si occupa forse di cambiare il mondo così che tutti possiamo ottenere ciò di cui abbiamo bisogno? Allora perché ci sentiamo dire che le rivendicazioni delle nostre esigenze sono “non politiche”? Ecco perché la rivendicazione di risorse per le donne e la dimostrazione del lavoro che facciamo devono fare parte del Manifesto. Altrimenti il Manifesto non è per noi, non ci rappresenta. Per chi è allora? Chi decide cos’è “politico”, gli uomini?

Una nonna del nostro gruppo dice: “Ho 60 anni, non voglio restare fuori al freddo, ma il 31 gennaio uscirò per la Giornata dell’Azione. Non resterò a casa a riposare. La prossima generazione non deve soffrire come me ma deve fare progressi ed essere incitata. Dobbiamo rimanere unite. Per tre mesi non ho avuto una casa, ma il nostro gruppo, le donne d’Eritrea, d’Etiopia, del Congo, delle isole Comore, d’Uganda e altre ancora, si è ampliato e mobilitato e le donne sono diventate più forti. Siamo andate insieme al Refugee Council (Consiglio per i Rifugiati). Hanno provato a buttarci fuori ma siamo rimaste insieme e io e altre donne abbiamo ottenuto un nuovo alloggio”.

Noi donne non siamo meno politiche, ma la nostra politica è spesso più pratica e concreta. Non ci piacciono le astrazioni, ci piacciono le parole e i fatti che parlano della nostra situazione e della lotta per la sopravvivenza e per la giustizia. Siamo stufe di uomini che vivono sulle spalle del nostro duro lavoro e che poi ci dicono che sono più politici di noi. Non lo accettiamo.

 

Elsa K (Eritrea)                  Khadija M (Congo)

All African Women’s Group (Gruppo di Tutte le Donne Africane)
0207 482 2496
email: centre@crossroadswomen.net

  30 gennaio 2004

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