La rivoluzione Venezuelana -
Un appello delle donne alle donne di tutto il mondo
"Noi donne ci opponiamo ai promotori di odio e caos"

Noi donne siamo in prima linea per il diritto di vivere in pace e difendere la Costituzione Bolivariana del Venezuela che ci dà, per la prima volta nella nostra storia, il diritto alla completa parità legale, all’assistenza sociale, a una pensione per le casalinghe. Siamo nelle strade a sostenere il nostro Presidente e la nostra Rivoluzione Bolivariana.

Viva la Costituzione! No all’imbroglio del referendum! No allo sciopero a favore del golpe fascista! Non fermiamoci per lo sciopero!

Rispondendo alle donne in Venezuela, vi rivolgiamo un urgente appello perché vi dichiariate a favore della difesa della rivoluzione, di cui le donne sono una componente determinante. La loro rivoluzione è continuamente minacciata da quando, nel 1998, il presidente Hugo Rafael Chavez Frias è stato eletto a larghissima maggioranza per introdurre radicali riforme economiche e sociali e liberare il paese dalla povertà e dalla corruzione.

Come forse saprete, nell’aprile del 2002 un’élite appoggiata dal governo degli Stati Uniti ha attuato un golpe militare. Le donne provenienti dai quartieri più poveri di Caracas, furono le prime a scendere dalle colline, rischiando la vita per esigere il ritorno del loro presidente. La popolazione riempì le strade con l’appoggio dei soldati e dei gradi inferiori dell’esercito e riportò al potere il suo governo. Il coraggio e l’iniziativa delle donne per sconfiggere il golpe sono largamente riconosciuti in Venezuela e in primo luogo dal Presidente Chavez.

Abbiamo saputo tutto ciò e molto altro ancora, quando, nel luglio scorso, tre di noi dello Sciopero Globale delle Donne dalla Guaiana, dal Perù e dagli Stati Uniti hanno partecipato alla conferenza di solidarietà internazionale su invito di INAMUJER (Istituto Venezuelano delle Donne).

Per quarant’anni l’élite dominante ha dissanguato il paese della sua ricchezza, soprattutto dei proventi prodotti dai giacimenti petroliferi (il Venezuela è il quinto tra i maggiori esportatori, ed esporta soprattutto negli USA) riducendo in povertà l’80% della popolazione, nella stragrande maggioranza di origine africana e indigena. L’élite bianca non può sopportare che dal 1998 un uomo del colore dei loro servitori, sia al potere e rappresenti quelli che loro defraudavano. Nonostante mantengano un trattamento di favore per le importazioni di petrolio, gli USA, coinvolti nella corrotta gestione del reddito proveniente dal petrolio venezuelano, temono la politica del governo Chavez: niente privatizzazione, prezzi petroliferi inferiori per Cuba, la Guaiana e altri paesi dei Caraibi, e azione comune di America Latina e paesi dei Caraibi a vantaggio di tutte le loro popolazioni.

Nel 1999 la popolazione ha creato e approvato con il 72% dei voti una nuova Costituzione rivoluzionaria. Le donne, le comunità indigene, che, qui come nel resto delle due Americhe, sono da secoli sotto la minaccia di genocidio, e altre donne e uomini di colore, oltre ad altri gruppi sociali che subiscono discriminazione, hanno conquistato i diritti per cui lottavano da molti anni:

  • Equa distribuzione della ricchezza
  • Parità di diritti e di paga tra uomini e donne nel lavoro fuori casa
  • Riconoscimento del lavoro delle casalinghe come attività economica che crea plusvalore e produce ricchezza sociale e benessere.
  • Assistenza sociale e diritto alla pensione alle casalinghe.
  • Salario minimo, orario di lavoro di 8 ore, non obbligatorietà del lavoro straordinario e diritto al pagamento delle ferie. Le donne, che dappertutto hanno le paghe più basse, con una doppia giornata lavorativa fatta di lavoro di cura non salariato e di lavoro poco pagato, saranno quelle che ne beneficeranno di più.
  • Tutela contro la discriminazione basata su sesso, razza, età, religione e disabilità. Miglioramenti per coloro che sono discriminati, marginalizzati o resi vulnerabili, e provvedimenti punitivi per i colpevoli di abuso o maltrattamenti.
  • Riconoscimento del linguaggio dei segni venezuelano e uso dei sottotitoli nei programmi TV.
  • Riconoscimento e tutela delle comunità indigene, delle loro organizzazioni politiche ed economiche, della cultura, della religione, delle pratiche mediche, della proprietà collettiva della terra e delle conoscenze che derivano loro dagli antenati. Istruzione bilingue nelle aree dove vivono gli indigeni. Le donne sottolineano come sia il loro lavoro a mantenere vivi i dialetti e le culture.
  • Illegittimità dei brevetti sulla genetica, le tecnologie e le invenzioni che nascono da conoscenze o risorse ancestrali.
  • No alla privatizzazione dell’acqua; sicurezza del cibo attraverso un’agricoltura sostenibile; protezione dell’ambiente.
  • No alla privatizzazione del petrolio – il Venezuela manterrà il 100% delle azioni del petrolio.

Le donne - le più povere dappertutto nel mondo, sono quelle che traggono il vantaggio maggiore da queste riforme. Nonostante l’élite cerchi di bloccare i cambiamenti, sono stati ottenuti esiti straordinari che in molti paesi non si sono ancora raggiunti nonostante i nostri molti anni di lotta.

  • Un forte impegno nel combattere la violenza domestica e il machismo del sistema giudiziario.
  • Una Banca delle Donne che dà direttamente in mano alle donne i soldi da investire per la generazione del reddito.
  • Una migliore alimentazione per i bambini e una maggiore accessibilità delle scuole attraverso programmi di colazioni gratuite e il divieto alle scuole di far pagare tasse illegalmente. Una caduta drammatica del tasso di mortalità infantile.
  • La distribuzione di titoli di proprietà del terreno a chi occupa senza permesso le case, per la maggior parte famiglie con a capo donne nelle baraccopoli sulle colline di Caracas.
  • Una legge che distribuisce la terra non coltivata di proprietà statale e privata alla popolazione rurale. Le maggior parte di coloro che coltivano la terra sono donne, e molte sono donne indigene.
  • Dei contributi di $1000-2000 ai piccoli coltivatori – una grossa somma per della gente che guadagna $15 al mese

La determinazione delle donne di resistere alla provocazione e proteggere "el proceso" (il processo pacifico e democratico in cui anche molta gente della borghesia è coinvolta) è stata nascosta dai media di proprietà della grande industria. Il pubblico nazionale e internazionale viene bombardato da notizie false che promuovono i leader del golpe e glorificano o nascondono gli atti di violenza da loro perpetrati.

Questo ha talmente infuriato le donne che hanno dichiarato "una mobilitazione permanente". Ogni giorno, a migliaia, le donne circondano le sedi dei maggiori canali TV per esigere la fine delle menzogne che i media diffondono su di loro. Le donne sono anche infuriate con i capi della CTV, la corrotta confederazione sindacale coinvolta nel golpe, cui è stata concessa l’opportunità di dichiarare che i lavoratori sostengono i datori di lavoro nello sforzo di destabilizzare l’economia. Queste falsità hanno ricevuto maggiore credibilità dall’aiuto finanziario e di diverso tipo che la federazione sindacale americana AFL-CIO, all’insaputa dei suoi iscritti, ha prestato alla CTV, e dal silenzio dell’Ufficio Internazionale del Lavoro delle Nazioni Unite (ILO).

Recentemente uno "sciopero generale" che in realtà è una serrata, ha cercato di bloccare l’esportazione del petrolio, per dare agli USA la scusa di intervenire e riportare al potere l’élite ricca e razzista. La situazione si va arroventando perché nel gennaio 2003 sono stati introdotti dei cambiamenti radicali, come la riforma agraria e il recupero del controllo sull’industria petrolifera nazionale per affrontare il problema della povertà.

L’impatto della mobilitazione popolare a sostegno del governo eletto e la paura che gli USA attacchino non solo il Venezuela e l’Iraq, ma qualsiasi paese vogliano, ha spinto l’Organizzazione degli Stati Americani (OAS) a sostenere il governo di Chavez contro la richiesta di elezioni anticipate. Sembra che sia la prima volta che l’OAS va contro una strategia americana di tale importanza, il che dimostra che possiamo vincere.

Invitiamo le donne, le organizzazioni delle donne e tutti coloro che sostengono i diritti delle donne e l’antirazzismo a firmare la seguente dichiarazione e spedire email e fax di protesta al Dipartimento di Stato americano, all’AFL-CIO, all’ILO e ai media più importanti. Inoltre, spedite le vostre lettere all’Istituto Venezuelano per le Donne, al Presidente Hugo Chavez e allo Sciopero Globale delle Donne (i numeri sono nella pagina seguente).

Pubblicato dallo Sciopero Globale delle Donne

Lo Sciopero Globale delle Donne agisce in oltre 60 paesi ogni 8 Marzo dall’anno 2000. Esigiamo che il mondo "investa nella cura della vita, non nella morte". Nel luglio 2002 abbiamo mandato una delegazione di donne in Venezuela allo scopo di conoscere la situazione reale del paese.

Altre informazioni si trovano nel nostro sito web: http://womenstrike8m.server101.com

Al Dipartimento di Stato americano, all’AFL-CIO, all’ILO
e ai media più importanti

Le donne del Venezuela, nella stragrande maggioranza donne di colore, che hanno subito discriminazione e povertà, sono state determinanti nella sconfitta del golpe militare dell’11 aprile contro il Presidente eletto Hugo Chavez Frias. Le donne hanno proclamato una "mobilitazione permanente" per difendere la loro "rivoluzione pacifica e democratica" e il governo da loro eletto. Il golpe, appoggiato dagli USA, unico paese a riconoscere l’insediamento della dittatura, ha cercato di riportare al potere l’élite ricca e razzista, la sua gestione corrotta dell’industria petrolifera, i media appartenenti alla grande industria e i leader corrotti del sindacato CTV, che agisce a favore dei datori di lavoro e degli USA contro i lavoratori.

Noi sottoscritte, rispondendo all’appello delle donne di base in Venezuela, condanniamo ogni tentativo di minacciare e sminuire delle conquiste che le donne, e quindi ogni comunità, hanno ottenuto attraverso la loro rivoluzione e la sua Costituzione antisessista, antirazzista e a favore dei lavoratori.

Noi condanniamo l’intervento degli USA subdolo, nascosto o aperto – che ha lo scopo di rovesciare il governo del Presidente Chavez, eletto per attuare riforme economiche e sociali per liberare il paese dalla povertà e dalla corruzione.

Noi esigiamo che:

  • L’amministrazione Bush cessi i tentativi di abbattere il governo eletto del Venezuela finanziando e proteggendo coloro che cercano di destabilizzare l’economia.
  • L’AFL-CIO cessi di ospitare, sovvenzionare e difendere la CTV, la federazione sindacale a favore del golpe.
  • L’ILO rompa il suo silenzio sulla corruzione all’interno della CTV
  • I media cessino di diffondere menzogne e panico per dare un pretesto agli USA di intervenire.
Nome*
Email*
Organizzazione
Indirizzo
City
Postal Code
Country*
Telefono
Fax
* Required

Spedire a: Sciopero Globale delle Donne philly@crossroadswomen.net e womenstrike8m@server101.com. Oppure mandate un fax a 001-215-848-1130. Per maggiori informazioni: 001-215-848-1120; +44 20 7482 2496

Spedite e-mail e/o fax di protesta al Governo Americano: J. Curtis Struble, Acting Assistant Secretary of State Bureau of Western Hemisphere Affairs, Tel 202-647-5780; Fax 202 –647-0791

Brian Naranjo, Venezuela Desk Officer, US Department of State, Tel (202) 647-4216 o (202) 647-3338;

AFL-CIO President John J. Sweeney, Tel 202-637-5231; Fax 202-508-6946 email: feedback@aflcio.org;

Barbara Shailor, Director, International Affairs Department, Tel 202-637-5050

ILO Regional Office for the Americas email: lima@ilo.org, Fax +51.1.442.25.31

ILO Geneva email: ilo@ilo.org, Fax +41 22 798 8685

Spedite copia delle lettere di protesta: The Honorable Hugo Chavez, President, Bolivarian Republic of Venezuela http://venezuela.gov.ve; email venezuela@venezuela.gov.ve; Fax: +58-212-806 3145;

Maria Leon, INAMUJER (Istituto Venezuelano delle Donne) conamu@reacciun.ve; Sciopero Globale delle Donne philly@crossroadswomen.net  o womenstrike8m@server101.com

La furia razzista dell’élite di Caracas.
Il presidente assediato del Venezuela affronta un’opposizione stile Pinochet.
Richard Gott, The Guardian, Martedì 10 Dicembre 2002

Home