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SCIOPERO GLOBALE DELLE
DONNE – 8 MARZO 2002 Care sorelle, mentre organizziamo il terzo sciopero globale delle donne, il mondo è in uno stato sempre più disastroso. Piangiamo la perdita di migliaia di vite umane a New York, ma anche i milioni di vittime passate e presenti di quelle politiche che il governo degli Stati Uniti chiama di "dominio globale": in altre parole, il dominio economico, politico e militare degli Stati Uniti nel mondo. L’Afghanistan non è che l’ultimo esempio. Lo stesso giorno in cui oltre 3.000 persone di molte nazionalità morivano a New York, in tutto il mondo, compresi gli Stati Uniti, oltre 35.000 bambini morivano, e continuano a morire ogni giornodi fame. Lo sciopero globale delle donne è la nostra risposta a tutto questo. Noi, donne di tutto il mondo, siamo quelle che si prendono cura di tutti, che portano nuova vita, che proteggono e si prendono cura non solo degli esseri umani ma anche della vita del nostro pianeta. Per questo noi siamo sempre state le attiviste invisibili che ha dato vita ai movimenti contro la guerra e l’ingiustizia. Lo sciopero globale delle donne, un movimento di base contro la globalizzazione dell’assassinio e dello sfruttamento di massa, è un’estensione del lavoro di cura che facciamo. Da quando è incominciata la "nuova guerra dell’America", in alcuni paesi abbiamo manifestato ogni settimana. Facciamo il lavoro di cura, e come tali,abbiamo indicato al movimento la direzione che puòfermare il genocidio: rivendichiamo la fine dell’oscenità delle spese militari. Queste enormi risorse devono essere impiegate per la cura, per l’alimentazione, per la salute, per imparare ededucare. Questa è la strada per por fine alla guerra e alla glorificazione della forza militare machista e noncurante della vita, che anche alcune donne oggi seguono come una strada verso l’"uguaglianza". Il fatto che solo metà della razza umana è educata al lavoro di cura, e l’altra metà a credere di avere "cose più importanti da fare" è un assoluto disastro. Invece tutti noi, donne e uomini, dobbiamo rendere centrale il lavoro di cura. C’è qualcuno che possa negare che la produzione materiale dovrebbe essere messa al servizio della cura dell’umanità, e non della morte e del profitto? Eppure ogni anno più di 800 milioni di dollari sono spesi per gli armamenti, e sempre più risorse sono impegnate nei bombardamenti di paesi come l’Afghanistan, dove la gente muore di fame, e nella repressione di chiunque osi opporsi. Il movimento contro la globalizzazione e contro la guerra, al quale le donne contribuiscono con tanto lavoro ed energia, sta appena incominciando a riconoscere che la prospettiva per vincere è: INVESTIRE NEL LAVORO DI CURA, NON NELLA MORTE. Per questo la principale rivendicazione dello sciopero globale delle donne è: Pagamento di tutto il lavoro di cura: in salari, pensioni, terra ed in altre risorse. Che cosa c’è di più prezioso di allevare bambini e prendersi cura degli altri?. Investire nella vita e nel benessere, non nei bilanci militari e nelle prigioni. Questo stabilisce diritto delle donne: anche se facciamo il lavoro fondamentale in ogni società, il nostro contributo non viene contato. Le altre rivendicazioni riguardano delle esigenze specifiche, e mostrano come questa prima, fondamentale rivendicazione cambierebbe il mondo. Lo sciopero è l’arma più potente a disposizione dei lavoratori e le donne, che fanno i due terzi del lavoro del mondo, sono quelle che lavorano di più. Quando noi ci fermiamo, si ferma tutto. Come potete leggere sul nostro sito internet (o nella relazione che spediamo per posta a quelle che non hanno accesso a internet) donne e ragazze di sessanta paesi hanno fatto dei primi due scioperi un enorme successo, prendendosi almeno un po’ di tempo libero dal proprio lavoro, salariato e non salariato. Per manifestare e festeggiare insieme con le donne di tutto il mondo, in Uganda le donne hanno camminato per tre giorni senza mangiare. In India 5.000 donne hanno marciato dal proprio villaggio fino alla capitale del loro stato. Nella capitale del Perù, le lavoratrici domestiche hanno unito i movimenti di base e i sindacati rurali e dell’industria, mentre le donne indigene si sono riunite sulle Ande. Le casalinghe argentine hanno formato una coalizione di organizzazioni di donne e organizzato una manifestazione. In Spagna migliaia di donne hanno manifestato nella piazza principale di Barcellona, mentre uno dei sindacati nazionali ha indetto due ore di sciopero. In Guyana donne di origine africana, amerindia ed indiana hanno organizzato una veglia contro gli assassinii di donne e bambini. In Irlanda le donne hanno organizzato un picchetto davanti all’ufficio delle tasse per rivendicare i soldi dovuti alle donne. In Inghilterra le donne hanno marciato fino al parlamento. Alcune donne americane hanno lanciato la petizione internazionale "Paga uguale per lavoro di valore uguale" ed altre hanno marciato con il gruppo "Giustizia per gli addetti alle pulizie"... Lo sciopero del 2002 sarà una protesta contro la devastazione causata dalle molte guerre della ricchezza che noidonne e ragazze abbiamo tanto contribuito a produrre, spesso dal niente. Protestiamo contro la definizione di "danno collaterale" anche di una sola, preziosa persona del mondo: noi donne le abbiamo portate alla luce tutte E ci uniamo ai familiari delle vittime di New York che dicono di qualsiasi guerra di vendetta: "non nel mio nome". La gente vede dappertuttoche i governi promuovono l’avidità delle multinazionali contro di noi, e si riempiono in questo modo le tasche. E vediamo anche che la maggior parte delledonne in posizioni di potere si comportano esattamente come gli uomini di potere, contribuendoad imporre ad altre donne i programmi di aggiustamento strutturale e i tagli ai finanziamenti per i servizi e lo stato sociale e imponendo a noi tutte miseria e superlavoro. Cosa gliene importa se il divario tra i salari delle donne e quelli degli uomini è del 25-50% e continua a crescere, riducendo anche le nostre pensioni e il nostro potere sociale a qualsiasi età? Lo sciopero globale delle donne e le sue rivendicazioni offrono una possibilità unica a tutte noi donne e ragazze di base di esprimere le nostre esigenze, qualunque sia la nostra situazione, razza, nazionalità, età, reddito, occupazione, (dis)abilità, preferenza sessuale...nelle città e nelle metropoli, ma anche nei villaggi, dove vive la maggior parte di noi. Speriamo che, qualsiasi siano le rivendicazioni che sottolineerete o aggiungerete, voi le elenchiate TUTTE. Le rivendicazioni uniscono tutte le donne che partecipano allo sciopero e danno a tutte le azioni locali un potere internazionale. Non c’è mai stata tanta ricchezza nel mondo e noi non siamo stati mai così tanti a non avere niente, a cominciare da donne e bambini. In questo momento cruciale, noi donne dobbiamo far sentire la nostra voce e il nostro potere collettivo. Potere alle sorelle per FERMARE IL MONDO E CAMBIARLO!
Selma James Lo scorso anno i volantini per lo sciopero sono stati tradotti nelle seguenti lingue: albanese, arabo, aymara, bambara, basco, bengalese, brasiliano, catalano, ceco, cinese, creolo haitiano, croato, danese, farsi, francese, gaelico, galiziano, giapponese, greco, gujerati, hindi, italiano, luo, norvegese, olandese, portoghese, quechua, russo, shona, sinhala, somalo, spagnolo, svedese, swahili, tedesco, tigrino, turco, twi, ungherese, urdu. Stiamo traducendo il volantino per il 2002. Se puoi aiutarci, mettiti in contatto con noi!
Campagna internazionale
per il salario per il lavoro domestico Crossroads Women’s
Centre, 230A Kentish Town Road, London NW5 2AB, Inghilterra.
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